Ho 42 anni, un tumore del polmone al IV stadio e otto mesi buoni alle spalle. Ci costruisco sopra.

Non ho mai fumato. Il mio tumore ha origine da un incidente genetico: due geni, KIF5B e RET, si sono fusi tra loro, e la proteina prodotta da quella fusione tiene la cellula accesa. Da febbraio 2026 assumo una terapia orale a bersaglio molecolare contro RET, un inibitore tirosin-chinasico (TKI). Il tumore si è ridotto.

Con tutti i farmaci di questa classe, prima o poi, succede la stessa cosa: le cellule trovano il modo di aggirarli. Non è questione di se, ma di quando.

Adesso voglio aggiungere un vaccino personalizzato: un preparato che mostra al mio sistema immunitario il frammento di proteina presente solo nel tumore. Non previene la malattia: la rende visibile. E lo voglio finché il tumore è piccolo. È il mio ragionamento, non la garanzia che funzioni.

La progettazione del mio vaccino è ferma a un unico passaggio di laboratorio.

È il passaggio 5 di dieci: la prova che il peptide scelto venga davvero esposto sulla superficie della cellula, e non solo che un algoritmo lo preveda.

Da solo, il passaggio 5 non mi dà un vaccino: dopo vengono la specifica, l'autorizzazione, la somministrazione e la misurazione. Ma senza questo passaggio non posso decidere cosa mettere nella fiala, e senza quella decisione il resto della catena non parte.

Ecco come potete aiutarmi

Cosa ho ricavato dai dati grezzi, in sintesi.

50+ GBdati grezzi di sequenziamento da due laboratori, 34 GB e 19 GB
3 set di datidal secondo laboratorio: esoma su sangue, esoma tumorale e RNA tumorale, con 97,5, 73,9 e 54,4 milioni di coppie di letture
HLA I + IIla classe I ricavata da me dalle letture grezze del sangue, poi confermata da un laboratorio accreditato; la classe II tipizzata dallo stesso laboratorio
confermato

Il bersaglio è reale, e viene dal tumore?

  • Il referto di un laboratorio accreditato indica la giunzione: KIF5B esone 15 :: RET esone 12.
  • Nella mia analisi è in frame, e la coprono da 27 a 35 letture di RNA, a seconda dello strumento.
  • È nata nel tumore: 104 letture che attraversano la giunzione contro 1 nel sangue, deduplicate, cioè il 10,83% delle letture che passano sul punto di rottura contro lo 0,04%.
  • Nell'RNA del secondo laboratorio è l'unica fusione ad alta confidenza su 26. La verifica di identità di quel campione è risultata inconclusiva, quindi la considero un sostegno, non una prova.
unico, ma simile

Il peptide è assente dalle proteine normali?

  • Nessuna corrispondenza esatta tra 169.651 sequenze proteiche umane di riferimento.
  • Altri due candidati sono stati scartati: compaiono anche in proteine umane normali, come isoforme.
  • Ogni suo tratto di nove lettere differisce comunque dalla sequenza umana normale più vicina per al massimo 4 lettere su 9. Se questo voglia dire tolleranza o reattività crociata, può dirlo solo un test.
aperto: l'anello mancante

Le mie cellule lo esporranno davvero?

  • Il laboratorio non ha assegnato al peptide alcuna molecola di classe II: per i peptidi lunghi non esegue previsioni di legame.
  • Due programmi di predizione non concordano su quale sia, e il legame predetto cambia nettamente con la lunghezza del peptide.
  • Sulla molecola DR, la predizione mette la sequenza normale corrispondente almeno alla pari con il peptide di fusione, in entrambe le esecuzioni; sulla molecola DQ, solo quando il peptide viene valutato senza le sequenze che lo fiancheggiano. Qualunque test deve includere anche le sequenze normali.
  • L'allele di classe I che ho monitorato è ancora presente nel tumore (rapporto allelico 0,963, dove 1,0 significa che entrambe le copie sono conservate). Nemmeno i miei alleli candidati di classe II mostrano sbilanciamento, ma quel test è più debole e non lo considero risolto.

Serve una misura: minigene + immunopeptidomica, lette su entrambe le molecole candidate di classe II, con una versione più corta di 13 lettere accanto al peptide di 16.

indicativo

Il mio sistema immunitario è in grado di rispondere?

  • Non è un tumore freddo: i segnali dei linfociti T ci sono.
  • Rispetto agli adenocarcinomi polmonari di una coorte pubblica di riferimento (TCGA), il segnale dei CD8, i linfociti killer, è da basso a medio: circa tra il 15° e il 45° percentile.
  • Il freno a mano è tirato: linfociti T regolatori circa nel 5-15% superiore, stroma TGF-beta tra il 98° e il 100° percentile.
  • Tutti questi valori vengono dalla biopsia di gennaio 2026, prima di qualsiasi trattamento.
  • Il frammento di classe I della giunzione che la mia predizione metteva al primo posto: gli strumenti di predizione si dividono, e nell'esperimento pubblicato su questi frammenti i linfociti T di due donatori sani non imparentati, non i miei, non l'hanno riconosciuto. Due degli altri sette hanno invece dato una risposta nello stesso esperimento. Nulla di tutto questo dice se qualcuno di essi venga esposto.
Cosa mi resta

Un peptide di classe II, nessun peptide di classe I, nessuno da mutazioni puntiformi. Il sequenziamento del DNA tumorale è fallito per il DNA degradato, quindi resta ignoto se ci siano altri bersagli.

Cosa posso mettere a disposizione

Circa 372,8 ng di RNA tumorale, conservati a −80 °C, e oltre 50 GB di dati grezzi. Un residuo di DNA troppo piccolo per essere usato. Dei due blocchetti di tessuto, uno è vuoto e l'altro contiene un residuo giudicato troppo piccolo per essere esaminato: niente su cui possa programmare un nuovo esperimento sul tessuto.

confermato da un laboratorio accreditatoanalisi mia, indicativauna cautela o una contraddizione
KIF5B123. . .131415gli esoni dopo il 15 non entrano nella fusioneRETgli esoni 1-11 non entrano nella fusione12131415. . .la fusioneRNA del mio tumore123. . .131415121314. . .KIF5B esone 15 :: RET esone 12in frame, quadro di lettura conservato34 letture di RNA coprono la saldatura...LKDLAEIGIAVGNNDVK|EDPKWEFPRKNLVLGKTLG...AVGNNDVKEDPKWEFP16 aminoacidi, l'unico peptide selezionato dal laboratorio, restrizione HLA di classe II KIF5Besoni 1 ... 15si ferma al 15RETesoni 12 ...parte dal 12la fusione, nell'RNA del tumoreKIF5B 1-15RET 12-...esone 15 :: esone 12, in frame34 letture di RNA coprono la saldatura...LKDLAEIGIAVGNNDVK|EDPKWEFPRKNLVLGKTLG...AVGNNDVKEDPKWEFP16 aminoacidi, l'unico peptide selezionatodal laboratorio; restrizione HLA di classe II

Ho cercato la sequenza di 18 aminoacidi che contiene il peptide, lettera per lettera, nel proteoma umano di riferimento: 169.651 sequenze, nessuna corrispondenza. È una ricerca esatta, fatta da me, non una garanzia biologica.

Unico non vuol dire lontano, ed è la parte su cui non voglio sorvolare. Il peptide nasce dall'unione di due proteine umane normali, quindi ogni suo tratto di nove lettere assomiglia all'una o all'altra. I tratti alle estremità differiscono dalla proteina di origine per una sola lettera. E sul lato RET la proteina di origine non è una ma due: le nove lettere EDPKWEFPR compaiono identiche sia in RET sia in FGFR2, un recettore di una famiglia non correlata, ai residui 713-721 e 470-478 rispettivamente (RET P07949, FGFR2 P21802). Perciò KEDPKWEFP, il frammento con la risposta pubblicata più netta, dista una sola sostituzione da ciascuna delle due: da LEDPKWEFP in RET e da PEDPKWEFP in FGFR2. Il tratto più distante da entrambe le proteine di origine differisce per quattro lettere. Quattro su nove è il massimo che questa giunzione consente, comunque si tagli il peptide: non è un errore di progettazione, è una proprietà della giunzione stessa. Una distanza così piccola non dimostra che il sistema immunitario attaccherebbe il tessuto sano. Lascia aperte esattamente due possibilità, che solo un test può distinguere: la tolleranza, cioè nessuna risposta, oppure la reattività crociata.

La ricerca non lo trova nelle proteine normali. La vera domanda è se la cellula lo espone in superficie.

Quello che una cellula ha all’interno, da fuori non si vede. La cellula spezzetta le proprie proteine in frammenti corti e ne porta una parte in superficie, sulle molecole HLA, che li presentano al sistema immunitario: i linfociti T possono riconoscere ciò che vi è esposto. Un vaccino ha senso solo se il frammento con cui addestro il sistema immunitario viene davvero esposto.

  1. Progettazione: cosa va nella fiala
  2. Produzione, somministrazione, misurazione
  3. 1Sequenziamentofatto
  4. 2Tipizzazione HLAfatto
  5. 3Cosa c'è solo nel tumoreparziale
  6. 4Cosa può essere espostoparziale
  7. 5Prova dell'esposizionenon iniziato
  8. 6Specificaparziale
  9. 7Produzionenessun prezzo
  10. 8Autorizzazioneaperto
  11. 9Vaccino insieme al TKIa seguire
  12. 10Misurazionea seguire

Per il passaggio 7 ho un calendario ma non un prezzo per il prodotto che comprerei davvero: per un vaccino di classe II con un solo peptide, il costo e se serva una prescrizione restano entrambi senza risposta. Nemmeno i passaggi 8, 9 e 10 sono garantiti: per l'autorizzazione servono il parere di un comitato etico e un medico disposto a prescrivere; per la misurazione servono test sui linfociti T, DNA tumorale circolante e diagnostica per immagini.

Il problema non è la produzione. Il problema è cosa mettere nella fiala.

Per il passaggio 5 esiste un metodo preciso: l’immunopeptidomica. Si prendono cellule che producono la proteina di fusione, se ne isolano le molecole HLA, si staccano i peptidi con un lavaggio acido e si leggono con la spettrometria di massa, lo strumento che identifica ogni peptide in base alla sua massa. Non ciò che potrebbe essere esposto: ciò che è stato esposto.

La predizione propone. Solo la misura conferma.

Qui ci sono tre domande diverse, ed è facile confonderle. Che cosa si prevede venga esposto sull’HLA: a questo risponde la predizione. Che cosa è stato effettivamente trovato esposto sulle cellule: risponde l’immunopeptidomica. A che cosa reagiscono i linfociti T: rispondono i test sui linfociti T. Il passaggio 5 è la seconda domanda, l’unica a cui posso rispondere senza tessuto e senza farmi prelevare i linfociti.

Quanto la prima disti dalla terza è stato misurato. In un lavoro collaborativo internazionale, più gruppi hanno predetto gli epitopi, cioè i frammenti che il sistema immunitario può riconoscere, partendo dagli stessi dati di sequenziamento; i 608 peptidi messi in cima alle liste sono stati poi testati per il riconoscimento da parte dei linfociti T, su campioni degli stessi pazienti. Ne sono risultati immunogeni 37, cioè il 6%. Lo studio tiene esplicitamente distinti gli anelli: prima l’esposizione sull’HLA, solo dopo il riconoscimento. Il loro filtro per esposizione e riconoscimento insieme ha scartato il 98% dei peptidi non immunogeni, ma ha conservato appena il 45% di quelli immunogeni; quelle due cifre riguardano i 286 peptidi per i quali esistevano tutte e cinque le misure di presentazione, non i 608. Su una coorte separata di 310 peptidi, con 4 immunogeni, il filtro basato solo sull’esposizione ha scartato il 97% dei non immunogeni e ha conservato 3 dei 4; aggiungendo il riconoscimento, lo scarto è salito al 99% conservando gli stessi 3 su 4 (Wells, Cell 2020 ).

Di questo studio, due limiti mi riguardano da vicino, e sono gli autori stessi a dichiararli: ha testato solo peptidi di classe I, e solo quelli derivati da mutazioni puntiformi e da piccole inserzioni-delezioni. Sono rimaste fuori le proteine di fusione, e con loro l’intero braccio di classe II. Il mio peptide è un peptide di fusione, di classe II. Questo lavoro mi dice quindi quanto la predizione possa allontanarsi dalla misura; non mi dice quanto se ne sia allontanata la mia.

Un filtro che elimina quasi tutto il rumore ma per strada perde più di metà del segnale non mi dice dove si è interrotta la catena per il mio peptide: non riconosciuto può voler dire mai esposto, oppure esposto ma ignorato da tutti i linfociti T. A distinguere i due casi è la misura dell’esposizione, cioè l’immunopeptidomica (Chong, Nat Biotechnol 2022 ). Nemmeno questa è infallibile: una rassegna del metodo, scritta da chi lo esegue, avverte che confrontare gli spettri con l’enorme spazio delle sequenze non canoniche può a sua volta generare falsi positivi, e non dice nulla sull’immunogenicità. Però alla sua domanda risponde con una misura: questo frammento arriva davvero in superficie?

Per questo insisto sul passaggio 5: non perché risolva tutto, ma perché risponde esattamente alla domanda che mi tiene bloccato. Se poi, una volta esposto, i miei linfociti lo riconoscano davvero, è un’altra domanda: è la seconda delle quattro richieste in fondo.

Mi servono le cellule, e di tessuto non ne ho più. La strada è stretta: un minigene, cioè una breve sequenza di DNA che contiene solo la regione della giunzione, inserito in una linea cellulare con il mio stesso tipo HLA. Il risultato vale per il modello cellulare, non è una misura fatta sul mio tumore. Ma è l’unica strada che vedo che non consumi tessuto.

Per non dare l’impressione che questo passaggio risolva più di quanto risolve, ecco cosa resta aperto anche con un esito positivo. Non dice se il peptide viene esposto allo stesso modo nel mio tumore di oggi, dopo otto mesi di trattamento, né se la proteina intera viene processata come il frammento corto del costrutto. Non dice se i miei linfociti lo riconoscono, né se sanno distinguere il frammento tumorale da quello quasi identico della proteina normale. Non dice nulla sulla capacità di uccidere il tumore, sulla sicurezza insieme al farmaco che assumo, sulla dose o sul beneficio clinico. E un risultato negativo non prova che il peptide non venga esposto, a meno che il laboratorio non dimostri cosa sarebbe stato in grado di rilevare: senza un limite di rilevazione, l’assenza di segnale non equivale ad assenza biologica. Il passaggio 5 non è il via libera biologico alla produzione. È l’informazione senza la quale non posso scegliere cosa mettere nella fiala.

La prova dell'esposizione, senza tessutominigeneDNA corto,solo la saldaturalinea cellularecon il mio HLAproduce il frammentodi fusioneisolamento HLA,eluizione acidai peptidi si staccanodall'HLAspettrometriadi massaogni peptide,letto dalla massaAVGNNDVKEDPKWEFPsi ritrova?cosa è stato trovatosull'HLAnel modello cellulare La prova dell'esposizione, senza tessuto1minigeneDNA corto, solo la zona della saldatura2linea cellulare con il mio HLAle cellule producono il frammento di fusione3isolamento HLA, eluizione acidai peptidi si staccano dall'HLA4spettrometria di massaogni peptide, letto dalla massa5cosa è stato trovato sull'HLAin questo modello cellulare:AVGNNDVKEDPKWEFP ?

Il metodo esiste. Il tessuto su cui eseguirlo, no.

Perché non mando semplicemente del tessuto?

frustolo 1: 1,5 cmfrustolo 2: 0,4 cmdue frustoli, due blocchetti in paraffina:tutto il tessuto tumorale che ho mai avuto05101520 mmin scala frustolo 1: 1,5 cmfrustolo 2: 0,4 cm05101520 mmtutto il tessuto tumorale che ho mai avuto
  1. 21.01.2026Biopsia percutanea con ago tru-cut, polmone sinistrodue frustoli, 1,5 cm e 0,4 cm; due blocchetti di tessuto fissato in formalina e incluso in paraffina (FFPE)
  2. gen. 2026Esame istologicoadenocarcinoma; i test rapidi rilevano la fusione di RET
  3. mag.-giu. 2026Pannello NGS (sequenziamento di nuova generazione) su 1021 geni, più RNAKIF5B-RET confermato; 30% di cellule tumorali; profondità 882x; carico mutazionale tumorale (TMB) 4,12 mutazioni per megabase, basso; stabilità dei microsatelliti (MSS); il referto non specifica gli esoni
  4. lug. 2026Valutazione del tessuto residuomeno di 1 mm di tumore per blocchetto
  5. ago. 2026Entrambi i blocchetti inviati a un laboratorio commerciale tedesco, per progettare il vaccinoesoma su sangue (la parte del DNA che codifica le proteine), esoma tumorale su paraffina, trascrittoma dall'RNA tumorale (i geni che la cellula legge davvero); nessun genoma intero
  6. set. 2026Fallisce il braccio somatico, cioè la parte che cerca le alterazioni presenti solo nel tumoresolo il 46,91% delle regioni codificanti dei geni richiesti raggiunge la soglia di almeno 60 letture per base
  7. 29.09.2026Entrambi i blocchetti rispediti a meil laboratorio restituisce il tessuto che aveva ricevuto
  8. 05.10.2026Inventario, nella risposta del laboratorioblocchetto 1: vuoto. Blocchetto 2: un residuo troppo piccolo per essere esaminato. DNA tumorale: ~36 ng, insufficiente. RNA tumorale: ~372,8 ng, conservato a -80 °C. Il 16 ottobre il laboratorio ha scritto che conserva questo tipo di materiale per un massimo di 10 anni
46,91%

delle regioni codificanti dei geni richiesti ha raggiunto la soglia del laboratorio, di almeno 60 letture per base. Il resto è rimasto sotto.

050100%
contenuto tumorale 40%, adeguato DNA sufficiente libreria conforme sequenziamento senza anomalie → DNA tumorale dei blocchetti in paraffina, degradato

L'analisi non è fallita per mancanza di tessuto. È fallita perché il DNA estratto dalla paraffina era degradato.

Non aver trovato mutazioni non significa che non ci siano. Significa che la domanda è rimasta senza risposta.

E non ho più nessuna lesione da cui fare una nuova biopsia. La terapia ha funzionato troppo bene. È il miglior problema che si possa avere e, insieme, un muro.

Dei diversi tipi di vaccino personalizzato ho parlato nella prima parte , e del ruolo del tessuto nella seconda parte .

Cosa ho in mano oggi.

50+ GBdati grezzi di sequenziamento da due laboratori: 34 GB dal primo e 19 GB dal secondo (6 file FASTQ più 2 file delle regioni bersaglio, checksum md5 verificati, 8 su 8)
97.487.698coppie di letture, esoma su sangue (DNA normale, di riferimento)
73.909.094coppie di letture, esoma tumorale; 54.400.099, RNA tumorale; senza identificatori molecolari unici (UMI)
HLA I + IItipizzati da un laboratorio accreditato: le molecole che decidono quali frammenti possono essere esposti
K15;R12la giunzione esatta, che ho letto io stesso dai dati grezzi; un referto accreditato del 28.09.2026, ricevuto il 16.10.2026, la conferma
~372,8 ng RNAestratto di RNA tumorale conservato a -80 °C; il residuo di tessuto del blocchetto 2 è stato dichiarato troppo piccolo per essere esaminato
1 peptideAVGNNDVKEDPKWEFP, 16 aminoacidi, classe II, nessun allele assegnato
0peptidi di classe I che soddisfano i criteri; zero peptidi da mutazioni puntiformi o da inserzioni-delezioni (indel)

Mi aspettavo tra i 20 e i 24 peptidi. Ne è uscito uno solo.

Cosa ho calcolato io.

Ho analizzato gli oltre 50 GB di dati grezzi dei due laboratori con strumenti bioinformatici pubblici, usando modelli di AI per eseguire, capire e verificare ogni passaggio. Tutto quello che segue è un’analisi mia, a titolo indicativo, e va confermato in modo indipendente.

  1. Qual è la giunzione esatta?lettura diretta dell'allineamento dell'RNA grezzo, a valle dei risultati di STAR-Fusion e FusionInspector34letture uniche contengono esattamente le 30 basi della giunzione (STAR-Fusion: 27 letture di giunzione; FusionInspector: 35). KIF5B esone 15 :: RET esone 12, in frame. Gli esoni, il laboratorio non li aveva proprio riportati.
  2. È nata nel tumore o è ereditaria?conteggio delle letture split sul punto di rottura nel DNA, tumore contro sangue104 / 1letture split, deduplicate: 104 nel DNA tumorale contro 1 nel sangue, cioè il 10,83% delle letture che passano sul punto di rottura contro lo 0,04%. Una ricerca separata, senza allineamento, della sequenza esatta della giunzione nelle letture grezze del sangue non ne ha trovata nessuna.
  3. Il secondo set di dati la conferma?Arriba 2.5.1, sull'RNA tumorale dell'altro laboratorio1 su 26l'unica fusione ad alta confidenza è KIF5B-RET, in frame; la stessa sequenza di 30 basi compare in 20 letture, 17 coppie. Con una riserva che mi porto dietro ogni volta che uso questo RNA: la verifica che il campione sia davvero mio è risultata inconclusiva. Su 227 posizioni informative, solo 134 coincidono tra i due campioni, cioè il 59%, dove un controllo sullo stesso paziente dovrebbe essere quasi completo. I controlli tornano, quindi non è la prova di uno scambio di provette, ma non è nemmeno un test superato. È una corroborazione tecnica, a titolo indicativo, di una fusione già confermata altrove, non una conferma rilasciata da quel laboratorio.
  4. Qual è il mio HLA?OptiType e T1K, sulle letture grezze del sangue6 su 6alleli di classe I. Due mesi dopo il laboratorio accreditato ha refertato esattamente gli stessi sei.
  5. Il tumore ha perso l'allele HLA di classe I che ho monitorato?sbilanciamento allelico, esoma tumorale contro esoma da sangue0,963il rapporto allelico (intervallo di confidenza al 95%: 0,819-1,132): l'allele di classe I monitorato è conservato nel tumore. Una perdita in tutte le cellule (clonale) avrebbe dato ~0,76, alla purezza stimata del 24%; una perdita solo in una parte delle cellule (subclonale) non è esclusa. Il risultato riguarda la classe I, non l'allele di classe II a cui è ristretto il peptide selezionato.
  6. I frammenti della giunzione si legano al mio HLA?NetMHCpan-4.1 (eluizione e affinità), NetMHCstabpan, MixMHCpred 3.0, sui miei alleli effettivi1solo frammento di 9 aminoacidi risulta legante forte: VKEDPKWEF, rank 0,39% sul miglior allele di classe I. Sullo stesso frammento, però, i quattro indicatori si dividono in due: il rank di eluizione e MixMHCpred (0,30%) lo danno come legante forte, mentre l'affinità predetta (IC50 12.683 nM) e la stabilità predetta (emivita 0,13 h) no.
  7. Cosa dicono le misure già pubblicate?interrogazione di IEDB sulle sequenze esatte; lo studio pubblicato ha usato docking, MHCNuggets e MixMHCpred 2, e ha misurato la risposta con ELISpot, un test che conta i linfociti T che reagiscono a un peptide2 su 8frammenti a cavallo della giunzione hanno dato una risposta. KEDPKWEFP: positivo, in uno dei due donatori. DVKEDPKWE: in banca dati è registrato come positivo debole, e il testo stesso dello studio riporta che il secondo donatore ha risposto: è il più debole dei due risultati, non un risultato negativo. VKEDPKWEF, quello che la mia predizione metteva al primo posto: negativo in entrambi i donatori. Gli altri cinque sono risultati negativi, uno con interferone aumentato in un solo donatore, senza conferma su tutti i replicati. Negativi anche i due frammenti nativi, uno per ciascun gene di origine, inclusi come controlli: ed è proprio questa la parte che argomenta che il segnale viene dalla giunzione e non dai geni di cui è fatta.
  8. Il peptide esiste solo nel tumore?ricerca esatta nel proteoma umano di riferimento, UniProt UP000005640 con isoforme, e in RefSeq0corrispondenze nel proteoma di riferimento, 169.651 sequenze; e 0 corrispondenze esatte per gli otto core di nove lettere e per l'intero peptide di 16 aminoacidi, in 197.903 proteine RefSeq. Altri due candidati sono stati scartati: le loro sequenze esistono in isoforme di proteine normali. Un terzo, da una giunzione di splicing di ERBB3, ha superato lo stesso controllo e lo tengo come secondo peptide opzionale -- ma nei dati compare solo in tracce e la sua traduzione in proteina non è dimostrata. Ed è anche più vicino al self del peptide di fusione: la proteina normale ne differisce per una delezione di due residui, con entrambi i fianchi identici al self. Quindi il costrutto non poggia su di esso.
  9. La scelta del laboratorio regge?NetMHCIIpan e MixMHC2pred, sui miei alleli di classe II0,99il rank del miglior core di legame nel primo programma, cioè della porzione del peptide che si inserisce davvero nella tasca della molecola HLA: legame forte. Il secondo programma, sugli stessi dati, lo porta a 21,8 e mette al primo posto un'altra molecola di classe II. Quel 21,8 e il 17,2 qui sotto sono lo stesso programma sulla stessa molecola, eseguito in due modi: 21,8 con le sequenze naturali che fiancheggiano il peptide, 17,2 con le 16 lettere da sole. Anche la proteina normale compete bene, ma non ovunque: sulla molecola DR il tratto corrispondente lega altrettanto bene o meglio del peptide di fusione, in entrambe le esecuzioni, mentre sulla molecola DQ questo vale solo se il peptide viene valutato senza le sequenze che lo fiancheggiano. Anche la lunghezza cambia il risultato: eseguito nello stesso modo, il peptide accorciato a 13 aminoacidi passa dal rank 17,2 al 2,18. I rank dei due programmi non sono sulla stessa scala, quindi confronto l'ordine, non i valori. Quel che resta in piedi: i due modelli scelgono la stessa porzione del peptide, ma non concordano su quale molecola la presenti né con quale lunghezza. Nessuno dei due prova che il peptide venga esposto.
  10. Che ambiente immunitario c'è nel tumore?quanTIseq, ESTIMATE, MCP-counter, su RNA tumoralenon è freddoma con il freno a mano tirato: CD8 bassi, cellule regolatorie alte, stroma TGF-beta vicino al massimo.
  11. Purezza e numero di copieFACETS, CNVkit, sull'esoma tumorale~0,24purezza stimata (soluzione alternativa 0,36); un guadagno regionale di copie in un solo gene, 8 o 11 copie a seconda della soluzione che si considera. Esplorativo, sotto la soglia di qualità. Per questa sola biopsia esistono tre stime del contenuto tumorale: 30% dal pannello NGS, 40% dal controllo di qualità del secondo laboratorio, ~24% dalla mia soluzione. Vengono da saggi diversi su aliquote diverse; dove conta uso la più bassa, perché rende ogni risultato più difficile da sostenere.
  12. Come metabolizzo i farmaci?varianti farmacogenomiche dall'esoma da sangue2risultati clinicamente rilevanti, ora riportati sulla mia tessera di emergenza. Nulla che riguardi la terapia attuale.
KIF5BRETIAVGNNDVKEDPKWEFPRKsaldatura3 degli 8 frammenti della giunzionepredetto sui miei allelimisurato: ELISpot, 2 donatoriDVKEDPKWEnon legapositivo deboleVKEDPKWEFlega fortemente, 0,39 %ranknegativoKEDPKWEFPnon legapositivo, 1 donatore su 2VKEDPKWEF, quattro predizioni sullo stesso frammento:eluizione 0,39 %rank e MixMHCpred 0,30 %rank (entrambi: lega fortemente) ·affinità IC50 12.683 nM (non lega) · emivita predetta con l'HLA 0,13 hquadrato: predizione calcolata da me (NetMHCpan-4.1, NetMHCstabpan, MixMHCpred 3.0)cerchio: risposta T misurata con ELISpot, su due donatori (IEDB, Castillo 2025) KIF5BRETIAVGNNDVKEDPKWEFPRKDVKEDPKWEpredetto: non legamisurato: positivo deboleVKEDPKWEFpredetto: lega fortementemisurato: negativoKEDPKWEFPpredetto: non legamisurato: positivo, 1/2 donatoriquadrato: predizione calcolata da mecerchio: risposta T misurata, ELISpot su duedonatori (IEDB, Castillo 2025)

Il frammento che la mia predizione metteva al primo posto è quello risultato negativo alla misura.

Lo studio ha usato strumenti di predizione diversi dai miei (Castillo, Front Immunol 2025 ). Ma quello che ha misurato è meno di quanto sembri a prima vista: ha aggiunto i peptidi dall’esterno a cellule di due donatori sani compatibili e ha contato i linfociti che hanno reagito. Non ha misurato il legame fisico alle mie molecole. Non ha misurato se una cellula produce il frammento e lo porta da sola in superficie. Non ha misurato nulla su di me. Perfino la molecola che presenterebbe i frammenti è, nella scheda stessa dello studio, una predizione. La soglia per dichiarare una risposta era fissata in anticipo e non è indulgente: più di 20 spot per milione di cellule e una conta media di spot almeno tre volte quella del controllo non stimolato. Accanto ai frammenti della giunzione ha usato un peptide standardizzato di nove lettere, senza rilevanza biologica, e un pool di 42 peptidi di citomegalovirus. Quello che l’articolo non pubblica sono proprio le conte di spot, quindi da lì non si può leggere di quanto i frammenti positivi abbiano superato quella soglia di tre volte. È un argomento per un esperimento meglio controllato e riportato per intero, non per scartare il risultato.

Quindi non posso dire quale frammento sia quello giusto. Quello che posso dire è più circoscritto: lo studio ha testato otto frammenti a cavallo della giunzione e ha pubblicato un solo esito per ciascuno, quindi non c’è una sua classifica da ribaltare; ma il frammento che la mia predizione metteva al primo posto è risultato negativo in entrambi i donatori, e dei due che hanno risposto uno è un frammento che io avevo dato come non legante. Tanto basta per squalificare la predizione come unico criterio di scelta. E c’è un altro motivo per cui non prendo semplicemente il frammento con il risultato migliore: è anche il più vicino alla proteina normale di tutto il gruppo, a una sola lettera di distanza, e non da una proteina normale ma da due. Il segnale sperimentale più forte poggia sul margine di sicurezza più sottile. Nessun calcolo scioglie questa tensione, e non la sciolgo io scegliendo il mio preferito.

Un’ultima cosa, perché non vada persa: questi frammenti sono di classe I, un braccio diverso da quello del peptide di classe II scelto dal laboratorio. I loro risultati non dicono nulla su quel peptide, né in bene né in male. Il disaccordo tra calcolo e misura non è rumore, e può risolverlo solo un laboratorio.

Un pezzo della predizione, in effetti, è un argomento per eseguire quella misura, sul versante di classe I, e si divide in due. La consegna sembra buona: il trasportatore TAP, che porta un frammento là dove vengono caricate le molecole HLA, assegna al frammento di giunzione VKEDPKWEF un punteggio di +1,025, il 4° degli 89 frammenti di nove lettere nella finestra e il migliore degli otto che attraversano la giunzione; anche il punteggio combinato di trasporto e taglio risulta 4°. Il taglio è un’altra storia: sul solo componente proteasomico lo stesso frammento sta a metà classifica, 29° su 89, e il taglio previsto più forte nei paraggi cade esattamente sulla giunzione, che è un modo di distruggere il frammento anziché liberarlo. A favore di questi due punteggi c’è che non dipendono da quale allele HLA si assuma, quindi l’incertezza sui miei alleli non li tocca. Nel complesso: la predizione dice che il pezzo ha buone probabilità di essere consegnato se sopravvive al taglio, e resta incerto se venga ritagliato intatto e poi resti legato abbastanza a lungo per essere esposto. Solo la misura può chiarirlo. Quei due passaggi appartengono alla via di classe I, perché le molecole di classe II vengono caricate per un’altra strada: è quindi un elemento favorevole della predizione sulla zona della giunzione, non un verdetto sul peptide di classe II.

Quello che l’AI non ha potuto fare: riparare i dati danneggiati. Nessun algoritmo ricostruisce letture che non sono mai state generate.

  • Linfociti T CD8 citotossiciquelli che uccidono la cellula tumoraleda basso a medio: circa tra il 15° e il 45° percentile
  • Linfociti T regolatoriquelli che frenano la rispostasovrarappresentati: circa nel 5-15% superiore
  • Stroma TGF-beta, fibroblastiil muro intorno al tumoretra il 98° e il 100° percentile
0255075percentile 100

Non è un tumore freddo. Ma ha il freno a mano tirato.

Cosa sono e cosa non sono questi numeri: posizioni relative di segnali nell'RNA tumorale, confrontate con coorti pubbliche dello stesso tipo di tumore. Non sono conte cellulari, non sono colorazioni su vetrino e non dicono dove si trovano le cellule all'interno del tumore. Vengono dallo stesso campione di RNA la cui verifica di identità è risultata inconclusiva, e risalgono a prima del trattamento.

Si può fare. È già stato fatto.

Un gruppo ha costruito un vaccino sulla giunzione di una fusione, in un paziente con un altro tipo di tumore, ha dimostrato con la spettrometria di massa che il peptide viene esposto naturalmente e ha seguito il paziente per oltre 21 mesi senza recidiva (Bauer, Nat Commun 2022 ). Nel melanoma operato, un vaccino a mRNA personalizzato associato a un inibitore dei checkpoint immunitari (un’immunoterapia che toglie il freno ai linfociti T) ha mostrato, all’aggiornamento a 5 anni, un hazard ratio (HR) di 0,510 per la sopravvivenza libera da recidiva (KEYNOTE-942, J Clin Oncol 2026 ). E la rotta in sé esiste sulla carta: la vaccinazione multipeptidica personalizzata è registrata come accesso allargato, con stato disponibile, presso un centro universitario tedesco (NCT05014607 ). L’accesso allargato non è uno studio clinico: è una rotta per singolo paziente nominato. Ed è lo stesso programma universitario tedesco che elenco più sotto come bloccato per me: richiede tessuto fresco congelato, che non ho, e non prepara vaccini contro fusioni oncogene, con una sola eccezione, il vaccino sulla giunzione di una fusione con cui apre questa sezione, in un altro tipo di tumore. È quindi una porta che non posso attraversare, e resta comunque la prova che la porta è stata costruita.

Altro tumore, altra situazione, altro vaccino. La mia malattia è avanzata, non operata, e quel numero non è il mio. Ma il meccanismo è reale, ed è stato misurato.

E una giunzione come la mia è già stata incontrata una volta da linfociti T umani. In un paziente con carcinoma tiroideo anaplastico portatore di una fusione CCDC6-RET, i linfociti prelevati dall’interno del tumore hanno reagito al neoantigene della fusione; la rottura sul lato RET è la stessa rottura nell’esone 12 della mia, e il tratto di 25 lettere che hanno testato è identico al mio in 14 delle 25 posizioni, con tutte e 11 le differenze che cadono sulla metà del partner (Garza, J Clin Endocrinol Metab 2026 ). Tre cose viaggiano con questo dato, e nessuna è piccola: è un altro tumore, è un altro esperimento, linfociti già dentro un tumore e non un vaccino somministrato a qualcuno, e la soglia per dichiarare una risposta era un aumento di 1,5 volte in un solo replicato, più debole della soglia di tre volte dello studio polmonare qui sopra. Non dice nemmeno su quale metà si trovi il pezzo reattivo, se sul tratto RET che condividiamo o sulla metà del partner che non condividiamo: nessuno l’ha localizzato. Quello che dice è che non si tratta di un’osservazione isolata in un unico lavoro.

A chi mi sono rivolto.

La misura in sé non è ipotetica, e su questo voglio essere preciso, non drammatico. L’immunopeptidomica è stata pubblicata su campioni di qualche decina di milligrammi, con uno stadio di mobilità ionica costruito esattamente per il problema del materiale troppo scarso, e con ogni peptide candidato poi confermato contro uno standard sintetico; lo stesso lavoro ha eseguito il metodo anche su linee cellulari, che è la via che resta aperta a me (Minegishi, Commun Biol 2022 ). L’ostacolo non è dunque che nessuno sappia come si fa. È che non ho trovato il passaggio offerto da solo, a chi arriva con dei dati invece che con del tessuto, e i gruppi che lo pubblicano lo eseguono dentro le proprie pipeline. Una richiesta è partita il 25 ottobre e non ha ancora avuto risposta. Non la metto per iscritto come una via finché qualcuno non risponde.

Come lavora un grande laboratorio: flusso completo, dal tessuto al prodottol'unico ingressotessutosequenziamentoanalisiselezione dei peptidiproduzioneprodottoil passaggio che mi serve: la prova dell'esposizionenon l'ho trovato come servizio a sé stanteio: dati grezzi, giunzione, HLA, un peptideRNA a -80 °C, tessuto residuo: troppo poconessun ingresso per i dati Come lavora un grande laboratoriotessutol'unico ingressosequenziamentoanalisiselezione dei peptidimi serve: la prova dell'esposizionenon l'ho trovato come servizio a sé stanteproduzioneprodottoio: dati grezzi, giunzione, HLA, un peptidenessun ingresso per i dati
  • Un centro universitario tedesco, programma di vaccini peptidiciRichiedono tessuto fresco congelato. Non fanno vaccini su fusioni oncogeniche, con una sola eccezione, in un altro tipo di tumore.bloccato
  • Un laboratorio commerciale tedescoSì, a certe condizioni, in due fasi: prima la diagnostica, poi la produzione. Non lavorano su dati esterni: vogliono i propri. La diagnostica è fallita per DNA degradato, mi hanno rimborsato, e un peptide è uscito comunque.parziale
  • Due centri in GiapponePossono sintetizzare peptidi a partire da una sequenza fornita. L'analisi dei neoantigeni la affidano all'esterno e richiede tessuto, non dati. Con uno dei due il dialogo è aperto.aperto
  • Un centro accademico negli Stati UnitiSta preparando studi su singoli pazienti, forse nel 2027, se ottiene i finanziamenti. Non è un impegno.forse 2027
  • Aziende biotecnologiche, un ospedale universitario europeoHanno rifiutato, oppure per legge non possono trattare singoli pazienti.chiuso
  • Un fornitore di servizi di bioinformaticaNon accetta progetti di sola analisi.chiuso

I grandi laboratori ricevono tessuto e consegnano un prodotto. A me serve un solo pezzo: quello in mezzo.

La decisione è mia. E aspettare non la rende migliore.

Il tessuto non ricresce nella paraffina. I dati non migliorano da soli. La domanda è semplice: costruisco il vaccino con quello che ho, oppure no.

Se agisco adesso

  • Il peptide è ristretto per la classe II, e il laboratorio non gli ha assegnato alcun allele.
  • Non c'è alcuna prova che venga esposto sulle mie cellule.
  • Zero peptidi di classe I: il braccio che uccide direttamente la cellula resta scoperto.
  • Il costo è alto e lo sostengo da solo.
  • Tutti i dati vengono dalla biopsia precedente al trattamento. Il tumore di oggi può essere diverso.

Se non agisco

  • La finestra immunologica favorevole è adesso, finché il tumore è piccolo, e non si ripresenta.
  • Alla progressione di malattia, le cellule che sfuggono potrebbero non dipendere più dalla fusione: il bersaglio di oggi potrebbe non essere più quello di domani.
  • Non ho nessuna lesione da ribiopsiare. Non si può ricavare nulla di nuovo.
  • Dalla decisione alla fiala passano circa 4-5 mesi: l'unico preventivo scritto che ho è di 4-6 settimane di progettazione più 14-16 settimane di produzione, cioè 18-22 settimane in tutto.

Cosa ridurrebbe il rischio senza perdere la finestra

  • La misura del legame del peptide selezionato alle mie molecole candidate di classe II, con la sequenza normale sulla stessa piastra.
  • Una conferma indipendente della giunzione sull'RNA già conservato. Non consuma tessuto.
  • Minigene più immunopeptidomica: non dà un vaccino, ma sposta parte della decisione dalla predizione alla misura.
  • La verifica dei frammenti che hanno già una risposta T misurata sulla stessa fusione, sui miei alleli, con i tratti corrispondenti delle proteine normali sulla stessa piastra.
se decido oggila decisioneprogettazione + produzionevaccino pronto, a ~4-5 mesi dalla decisioneoggi+4-5 mesise aspetto la progressionequanto manca fino ad allora: non si saprogressione, momento sconosciuto:solo da qui partono i ~4-5 mesiprogettazione + produzionevaccino: solo allora se decido oggila decisione, oggiprogettazione + produzionevaccino pronto, a ~4-5 mesidalla decisionese aspetto la progressionequanto manca: non si saprogressione, momento sconosciuto:solo da qui partono i ~4-5 mesiprogettazione + produzionevaccino pronto, solo allora

C’è un’altra cosa che non voglio nascondere. Il clone di cellule che porta la fusione è, con ogni probabilità, la popolazione più numerosa del mio tumore. Se esistano anche altri bersagli utili non lo so: è fallita proprio l’analisi che avrebbe potuto dirlo.

Questi strumenti mi hanno dato cose che dal laboratorio non erano arrivate. E si fermano proprio dove conta.

Per la maggior parte delle persone l’AI è una chat. Per me sono due strumenti che pago ogni mese: Claude, di Anthropic, e Codex, di OpenAI. Con questi ho eseguito codice, ho analizzato oltre 50 GB di dati di sequenziamento e ho fatto controllare a un modello il lavoro dell’altro. Il difficile non è ottenere una risposta, ma capire quando è abbastanza affidabile da poterci basare una decisione: ogni affermazione collegata a una fonte, ogni numero ricalcolato, ogni conclusione sottoposta al secondo modello.

Ecco cosa è venuto fuori quando ho avuto accesso.

K15;R12la giunzione, letta dall'RNA grezzo
6 su 6alleli HLA di classe I, confermati poi dal laboratorio accreditato
1 allelepresupposto sbagliato, scoperto quando si era già propagato nei calcoli
2 peptidiscartati: compaiono anche in proteine umane normali
primala contraddizione tra la mia predizione e le misure pubblicate è emersa prima che si producesse qualcosa
2risultati farmacogenomici, sulla mia tessera di emergenza

Sono tutte analisi mie, a titolo indicativo; le conferme accreditate sono arrivate a parte.

Ad Anthropic e a OpenAI.

Problema 1

I limiti su medicina e biologia mi bloccano proprio dove mi servono gli strumenti.

I modelli sono costruiti per essere cauti nell'interpretazione medica. Per l'utente medio è ragionevole. Nel mio caso, però, la cautela cade proprio sul passaggio da cui è nato tutto quello che ho scritto sopra: interpretare i miei risultati e confrontarli con casi pubblicati simili al mio, anche per analogia con diagnosi affini.

Non voglio che mi si dica quale terapia fare. Voglio poter lavorare sui miei dati. Mentre scrivevo questo articolo, una risposta che riassumeva i miei risultati molecolari è stata interrotta a metà frase da un filtro di sicurezza automatico.

Problema 2

I limiti di utilizzo interrompono l'analisi a metà.

Pago entrambi gli strumenti ogni mese. Eppure sono rimasto più volte senza accesso nel bel mezzo di un'analisi, per aver raggiunto il limite settimanale.

Non è la lamentela di un consumatore. L'analisi si ferma e riprende giorni dopo. È quello il costo, e si misura in tempo.

La tecnologia esiste. Ma proprio dove mi serve, non ci arrivo.

Aiutatemi adesso, prima che la malattia progredisca.

Ecco quattro cose che potete fare, nell'ordine in cui mi sbloccano la strada. La quarta vale quanto le altre tre.

  1. 1

    Dimostrate che il peptide viene esposto

    Un minigene con la regione della giunzione, espresso in una linea cellulare che porta le mie molecole di classe II, e l'immunopeptidomica su quelle cellule. Con i controlli senza i quali il risultato non è interpretabile: vettore vuoto, costrutti con la sequenza normale di ciascuno dei due geni, e le condizioni con e senza il segnale infiammatorio che aumenta l'esposizione. Il peptide è di classe II, quindi conta anche su quale tipo di cellula si misura, tumorale o cellula presentante l'antigene professionale, e quale delle due molecole candidate lo espone: è proprio qui che i due programmi di predizione non concordano. E indicatemi il limite di rilevazione del vostro metodo. È l'anello mancante di tutta la catena.

  2. 2

    Testate la risposta dei linfociti T, su entrambe le classi

    Su questa stessa fusione, due frammenti di classe I hanno già dato una risposta misurata dei linfociti T, uno in modo netto e uno debole, ciascuno in uno di due donatori sani e nessuno dei due in me. Voglio sapere se uno dei due funziona anche su di me. E voglio lo stesso test sul peptide principale, quello di classe II, con i miei linfociti: nessuno ha ancora verificato se il mio repertorio lo riconosce, e senza questo non si può sapere se un vaccino attecchirebbe su di me. Sulla stessa piastra, senza eccezioni, i tratti corrispondenti delle proteine normali: altrimenti una risposta positiva non si distingue da una diretta contro il mio tessuto sano.

  3. 3

    Definite la specifica finale del vaccino

    Cosa contiene, in che formato, con quale adiuvante (la sostanza aggiunta per amplificare la risposta immunitaria), a che dose, con quale schema. Partendo da quello che ho.

  4. 4

    Ditemi cosa mi sfugge

    Un errore nel mio ragionamento, o un passaggio a cui non ho pensato, per me vale quanto un sì. La domanda resta aperta, e non è una formalità.

Scrivetemi

I dati grezzi, oltre 50 GB, e i referti completi sono a disposizione di qualunque gruppo possa aiutare. L'estratto di RNA tumorale, circa 372,8 ng a −80 °C, è presso il laboratorio che lo ha sequenziato; se e come possa essere spedito a un altro gruppo è una delle domande che metto sul tavolo. Tessuto utilizzabile non c'è: un blocchetto è vuoto, l'altro contiene un residuo che il laboratorio ha definito troppo piccolo per essere esaminato, e nessun patologo indipendente lo ha misurato. Da parte vostra, per cominciare basta un messaggio.

Il contenuto di questo articolo ha scopo puramente informativo e non costituisce consulenza medica. Discuti qualsiasi decisione medica con il tuo oncologo. In caso di sintomi urgenti, contatta immediatamente un medico.

Tutto ciò che è indicato come calcolato da me è un’analisi mia, a titolo indicativo, e va confermato in modo indipendente. Non sostituisce un risultato di laboratorio. I risultati accreditati sono indicati come tali.